Transizione 5.0: incertezza operativa e rischio ritorno al 4.0
Le imprese che hanno programmato investimenti agevolati nel 2025 nell’ambito del piano Transizione 5.0rischiano di restare in un limbo operativo per almeno i primi mesi del 2026. L’esaurimento delle risorse disponibili e l’assenza, ad oggi, del decreto attuativo rendono infatti il nuovo incentivo non ancora pienamente operativo.
In questa fase, l’ipotesi più concreta allo studio del Governo è una retrocessione temporanea verso il credito d’imposta Transizione 4.0, meno vantaggioso rispetto al 5.0, ma immediatamente applicabile. Una soluzione che consentirebbe alle imprese di non bloccare del tutto gli investimenti, pur a fronte di un beneficio fiscale ridotto.
Ulteriori elementi di incertezza riguardano:
• i tempi di attuazione, legati all’emanazione del decreto MIMIT–MEF e al successivo vaglio della Corte dei Conti;
• la platea dei beni agevolabili, con particolare riferimento ai beni prodotti fuori dall’Unione Europea e ai Paesi EFTA e G7;
• la diversa natura degli investimenti, poiché il piano 5.0 è fortemente legato all’efficienza energetica, mentre il 4.0 si basa su logiche più tradizionali di digitalizzazione e interconnessione.
Il rischio concreto è che molte imprese, pur avendo correttamente pianificato e prenotato gli investimenti, si trovino costrette a rivedere strategie e tempistiche, con effetti negativi sulla programmazione finanziaria e industriale.
Confagricoltura segue con attenzione l’evoluzione del quadro normativo, auspicando chiarimenti rapidi e soluzioni transitorie certe, che consentano alle imprese di investire senza dover operare in un contesto di continua incertezza.




