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Fonti Rinnovabili in Piemonte: ecco che cosa cambia per le aziende agricole


È entrata in vigore la nuova legge della Regione Piemonte che individua ulteriori aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili e definisce regole più precise per la loro localizzazione. Per le aziende agricole una delle novità più rilevanti riguarda il limite massimo di superficie agricola utilizzabile: a livello regionale le aree idonee non potranno superare lo 0,8% della SAU, mentre ogni Comune non potrà destinare oltre il 2% della propria superficie agricola utilizzata, elevabile al 3% per impianti destinati all’autoconsumo aziendale o alle Comunità energetiche rinnovabili. La legge prevede inoltre specifiche tutele per le colture di pregio, il mantenimento dell’attività agricola negli impianti agrivoltaici e l’adozione, entro sei mesi, di criteri regionali per i controlli. Per valutare le opportunità offerte dalla nuova normativa e verificare la fattibilità dei progetti è possibile rivolgersi agli uffici di Confagricoltura Torino. 

Con la legge regionale n. 15 del 28 luglio 2026 il Piemonte definisce le ulteriori aree idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e introduce una serie di regole che puntano a conciliare la transizione energetica con la tutela del territorio agricolo. L’obiettivo assegnato alla Regione è ambizioso: raggiungere entro il 2030 una potenza aggiuntiva di 4.991 MW, secondo la traiettoria fissata dal decreto legislativo 190/2024. 

Per il mondo agricolo la novità più significativa è l’introduzione di un limite all’occupazione dei terreni. Le superfici agricole considerate idonee non potranno superare complessivamente lo 0,8% della Superficie agricola utilizzata (SAU) regionale, mentre ogni Comune potrà destinare a questo scopo al massimo il 2% della propria SAU. Il limite potrà salire al 3% soltanto nel caso di impianti realizzati per l’autoconsumo agricolo o industriale oppure al servizio delle Comunità energetiche rinnovabili (CER). Si tratta di una scelta che mira a favorire la produzione di energia senza compromettere la disponibilità di suolo destinato alle coltivazioni. 

Le nuove aree considerate idonee

La legge amplia l’elenco delle aree dove sarà più semplice realizzare gli impianti. Oltre a quelle già previste dalla normativa nazionale vengono ricompresi i terreni prossimi ai siti da bonificare, le fasce adiacenti alle aree industriali, artigianali, commerciali e logistiche, alcune pertinenze delle principali infrastrutture stradali, il sito di interesse nazionale di Balangero, i canali irrigui pubblici e privati e le grandi rotatorie stradali, sempre nel rispetto dei vincoli ambientali, paesaggistici e di sicurezza. 

 

Agrivoltaico: la produzione agricola elemento essenziale del progetto

Particolare attenzione è riservata agli impianti agrivoltaici. Entro sei mesi, la Giunta regionale dovrà approvare criteri specifici per garantirne il corretto inserimento nel territorio e definire le modalità di monitoraggio, affinché durante tutta la vita dell’impianto sia assicurata la continuità dell’attività agricola e venga salvaguardato il potenziale produttivo dei terreni. I controlli faranno riferimento anche ai dati contenuti nel fascicolo aziendale. 

Questa impostazione recepisce uno dei temi più discussi negli ultimi anni: evitare che l’agrivoltaico si trasformi in un semplice fotovoltaico mascherato, mantenendo invece la produzione agricola come elemento essenziale del progetto.

 

Opportunità per le aziende

La possibilità di elevare il limite comunale fino al 3% per gli impianti destinati all’autoconsumo rappresenta un’opportunità concreta per le aziende agricole interessate a ridurre i costi energetici e aumentare la propria autonomia. Lo stesso vale per le Comunità energetiche rinnovabili, che potranno beneficiare di una disciplina più favorevole.

La legge introduce inoltre disposizioni specifiche per il biometano, richiedendo la disponibilità delle materie prime e dei terreni necessari all’utilizzo agronomico del digestato, e apre nuove prospettive per il recupero delle cave dismesse attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici compatibili con il recupero ambientale dei siti. 

 

Che cosa resta da definire

La legge costituisce il quadro normativo generale, ma diversi aspetti saranno disciplinati con successivi provvedimenti della Giunta regionale. Tra questi figurano i criteri localizzativi degli impianti di accumulo elettrochimico, le modalità di monitoraggio dell’agrivoltaico, le linee guida per gli impianti fotovoltaici e le misure di compensazione ambientale e territoriale.

Per le imprese agricole sarà quindi importante seguire l’emanazione dei provvedimenti attuativi, che definiranno nel dettaglio le condizioni operative e le procedure autorizzative. In questa fase diventa fondamentale valutare attentamente ogni progetto, verificando non solo la redditività dell’investimento, ma anche la compatibilità con la pianificazione comunale, con i vincoli paesaggistici e con l’organizzazione produttiva dell’azienda. Confagricoltura Torino seguirà l’evoluzione della normativa, fornendo aggiornamenti e assistenza tecnica alle imprese associate.