Siccità: «le piogge non hanno risolto la crisi». Confagricoltura Piemonte chiede lo stato di calamità naturale e valuta con ANBI le proposte di riforma del sistema irriguo
Allasia sul riordino irriguo: «La riforma serva a garantire più sicurezza alle imprese, non ad aumentare burocrazia e costi. Gli agricoltori devono restare protagonisti della gestione»
Le piogge della seconda parte di agosto non hanno risolto la crisi idrica del Piemonte e la situazione continua a pesare sulle imprese agricole. Confagricoltura Piemonte chiede quindi di attivare gli strumenti previsti per la calamità naturale e, contemporaneamente, sollecita una risposta strutturale sul fronte delle infrastrutture e della gestione dell’acqua.
La richiesta è stata ribadita oggi dal direttore Paolo Bertolotto durante la riunione dell’Osservatorio regionale sull’emergenza idrica. «Agricat rappresenta uno strumento importante, ma non è sufficiente a dare risposta a tutte le aziende e a tutte le conseguenze di una crisi di questa portata. Occorre un intervento straordinario e una forte iniziativa nei confronti del Governo».
Il bacino piemontese permane infatti in una situazione di criticità elevata: le precipitazioni sono state disomogenee e non hanno recuperato il deficit accumulato, mentre gli invasi restano generalmente sotto la media. Per settembre le indicazioni illustrate da ARPA prospettano inoltre temperature superiori alla norma e precipitazioni complessivamente scarse.
«La disponibilità dell’acqua - dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte - è ormai una questione strutturale per l’agricoltura. Occorre aumentare la capacità di accumulo, realizzare gli invasi necessari, ammodernare e interconnettere le reti e utilizzare meglio ogni risorsa disponibile».
In questo scenario Confagricoltura Piemonte ha esaminato oggi, insieme al presidente di ANBI Piemonte Vittorio Viora e al direttore Mario Fossati, il Disegno di legge regionale n. 161 sul riordino del sistema irriguo.
«Una revisione dell’attuale impianto legislativo e normativo può essere utile - prosegue Allasia - ma deve essere valutata sulla capacità di garantire maggiore sicurezza nell’approvvigionamento e un servizio migliore alle aziende agricole, senza aumentare burocrazia e costi».
Per Confagricoltura Piemonte alcuni principi sono irrinunciabili: gli agricoltori devono mantenere un ruolo centrale nella governance; devono essere salvaguardati i consorzi efficienti e il patrimonio di competenze e infrastrutture costruito sul territorio; devono essere garantite continuità del servizio, sostenibilità dei costi e tutela degli investimenti e dei patrimoni consortili. Dovranno inoltre essere chiariti il regime delle concessioni, comprese quelle relative a pozzi e fontanili, e gli oneri per la manutenzione straordinaria delle infrastrutture demaniali.
«Il Piemonte presenta realtà idrauliche e produttive profondamente diverse. Il riordino amministrativo - conclude Allasia - deve procedere insieme a un vero piano per la sicurezza idrica. Non basta decidere chi gestisce l’acqua: la vera sfida è avere acqua disponibile, trattenerla quando c’è e portarla alle imprese quando serve».




